| . | Scompare a Chicago, Koko Taylor, leggendaria regina del blues e voce indimenticabile (ph. S. Miller)
Mercoledì 3 giugno 2009 sarà per sempre ricordata da tutti gli appassionati di blues come una data infausta. Come il giorno in cui alle tre e un quarto del pomeriggio hanno perduto Koko Taylor da sempre regina incontrastata del blues. Aveva 80 anni. Il prestigioso Boston Club una volta scrisse: “Nel blues di King, di re, ce ne sono tanti; ma di regina ce n’è una sola: Koko Taylor!”. E Koko era davvero la regina del blues. Chi l’ha vista una volta dal vivo sa che di tutte le cantanti che hanno costellato il firmamento del blues, la Taylor era l’unica a potersi fregiare di quel titolo guadagnato ogni sera cantando e incantando le platee di mezzo mondo. Io sono stato fortunato. Vidi un suo concerto a Pavia domenica 12 marzo 1989. Una data che non dimenticherò mai perchè dal quel giorno la mia vita non fu più la stessa. E non sto esagerando. Chi era là quella sera sa di cosa sto parlando. Di passione, sudore e buone vibrazioni. Quando cantava, Koko, era davvero capace di graffiarti il cuore. Per sempre. E adesso la regina, non c’è più, il suo trono è vuoto. Koko ci ha lasciato per andare a portare la sua meravigliosa voce e la sua contagiosa allegria in Paradiso. Chiamata Koko per via della sua smisurata passione per il cioccolato, la leggendaria cantante era nata nel profondo sud, in un sobborgo appena fuori Memphis il 28 settembre 1928. Sposatasi con il musicista Robert “Pops” Taylor, Cora Walton (questo il suo da ragazza) dopo essersi fatta le ossa cantando gospel nelle chiese locali, nel 1954 si trasferisce a Chicago, dove canta, non nei blues club della città, ma nelle case dei ricchi durante il suo lavoro di cameriera. Scoperta quasi per caso da Willie Dixon, Koko raggiunse il successo nel 1962 grazie alla canzone "Wang Dang Doodle", che il grande contrabbassista scrisse appositamente per lei. Nel corso della sua carriera, Koko si è esibita con tutti i grandi del blues: Muddy Waters, Howlin' Wolf, B.B. King and Buddy Guy. La sua scomparsa sembra sia dovuta a sopravvenute complicazioni legate a un’operazione gastrointestinale a cui era stata sottoposta un paio di settimane fa. Negli ultimi anni la salute della cantante era andata peggiorando sempre più. Nel gennaio scorso era stata operata in seguito all'occlusione di un'arteria. Nel 2003 un attacco di cuore la costrinse a lasciare le scene per oltre un anno. In seguito all’infarto era stata in coma per quasi un mese, 29 giorni come quelli del titolo di “29 ways” una delle sue canzoni più famose. Aveva perso l’uso delle gambe, ma Koko non si diede per vinta e nella primavera del 2004 era di nuovo sul palcoscenico a riempire di blues l’anima della gente. Nonostante gli anni e le malattie, Koko è rimasta sempre attiva, sino al dicembre scorso, tenendo almeno un centinaio di concerti all’anno. Nell’arco della sua carriera lunga oltre mezzo secolo, Koko Taylor ha ricevuto numerosi premi tra cui spicca un prestigioso Grammy Award vinto nel 2004; e la bellezza di ben 29 Blues Award! L’ultimo l’aveva ricevuto il 7 maggio scorso dopo una sua infuocata esibizione a Memphis. Il 3 marzo 1993 il sindaco di Chicago Richard M. Daley istituì il “Koko Taylor day”. Nel 1997, entra a far parte della “Blues Foundation Hall of Fame” accanto ai più grandi nomi del blues. Come ho già scritto, chi è stato a un concerto di Koko Taylor non dimenticherà mai la sua figura imponente e gentile allo stesso tempo; così come non scorderà quella voce potente e incisiva che sembrava arrivare dal cuore pulsante del regno blues. Già, il blues da oggi senza più la sua regina. Che ci mancherà. Ogni giorno di più. Fabrizio Poggi
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