| . |
|
| È Austin DeLone e la sua All Star R&B Band il protagonista della terza serata al Porretta Soul Festival. Non appena infatti lasciano il palco i Captain Mercier, a cui spetta il compito di riscladare il numerosissimo pubblico che ha letteralemente invaso i Rufus Thomas Park, è lui, con il suo abito bianco di lino che, insieme alla sua band, accompagnerà tutti gli artisti della serata.
Mable John, insieme al figlio bassista, rispolvera il classico ‘Who Wouldn’t Love A Man Like That’ e, come una sirena, incanta il pubblico, lasciando poi a Otis Redding III il microfono per una carrellata di classici: da ‘Hard To Handle’ a ‘Knock On Wood’ passando per ‘Sittin’ On The Dock Of The Bay’. L’atmosfera è calda e rilassata al tempo stesso: Maple John assiste nel backstage battendo le mani al set di Otis Redding III; Henry Butler è tutto intento a parlare con Davell Crawford, mentre sul palco Charlie Wood canta ‘Rufus Is Back In Town’ scritta a quattro mani con Graziano Uliani, ideatore e organizzatore del festival al quale spetta il compito di premiare il giornalista del TG 2 Michele Bovi con il Sweet Aoul Music Award 2008. Bishop Joe Simon sale sul palco intorno alle 22. Aveva promesso un concerto gospel, e la rilettura di ‘Teenage Prayer’ accontenta anche i fan dell’era pre ‘conversione’. L’Avenue D Boys’ Choir che lo accompagna è visibilmente teso e a fine concerto è un piacere vedere nel volto di questi ragazzi la soddisfazione e l’orgoglio per la loro performance. Lo straripante Henry Butler e l’esplosiva Sugar Pie DeSanto chiudono la serata lasciando il pubblico soddisfatto e pronto a tornare per l’ultimo appuntamento di questa ventunesima edizione del Porretta Soul Festival che rimarrà impressa per molto tempo nella memoria di molti. Jacopo Meille |
![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Porretta Soul Festival
www.porrettasoul.com