Joe Bonamassa just wants to be number one...
Joe Bonamassa prosegue con uno stacanovismo invidiabile la sua ascesa nella blues scene mondiale abbandonando sempre più la tradizione in favore di un hard rock che si tinge dei colori della musica dei Led Zeppelin. Come altro descrivere la parte centrale della title track in cui ‘Kashmir’ e ‘When The Levee Breaks’ vengono chiamate in causa senza troppi veli.
La ricetta del chitarrista è ormai ben collaudata: riff poderosi, suoni molto elettrici che se da un lato fanno storcere il naso ai puristi, dall’altro colpiscono gli appassionati di rock. ‘Last Kiss’ e ‘Story Of A Quarryman’ sono canzoni tanto semplici quanto efficaci nella loro ordinarietà: hard blues come tanto tempo fa facevano, con ben altri risultati però, i Mountain di Leslie West.
Molte delle canzoni sono dilatate per permettere a Bonamassa di mostrare tutto il suo talento chitarristico che è c’è e chi lo ha visto dal vivo può confermarlo ma che a volte appesantisce il tutto come accade nella cover di ‘Jockey Full Of Bourbon’ di Tom Waits o nel lento blues ‘Stop!’ in cui compare lo spettro di Gary Moore.
Come in ogni suo disco però, c’è sempre una sorpresa: la versione di ‘As The Crow Flies’ di Tony Joe White che chiude il disco è perfetta e ci restituisce un chitarrista che ha ancora voglia di provare a uscire dagli schemi sicuri di un genere che può rivelarsi davvero castrante.
Jacopo Meille
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