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Luca era calvo

Sanremo quest'anno è andato meglio del solito. Lo spettacolo ha avuto dei buoni momenti anche se la qualità delle canzoni, come sempre, ha lasciato un po' a desiderare. Si sono così alternate situazioni soporifere ad altre stimolanti ed è già qualcosa.
Sul video di Mina è già stato detto tutto: annunciato con esagerata enfasi si è poi sgonfiato e ridimensionato al momento della visione ma tant'è, doveva servire a Bonolis come amo per accalappiare più pubblico possibile e a Mina per lanciare l'album di prossima uscita.
Benigni vive di rendita su Berlusconi ma ha anche infilato un paio di battute memorabili, concludendo con una perorazione in favore dell'amore gay che aveva forse il difetto di essere troppo enfatica, ma questo è il personaggio e ben venga com'è senza pretendere di cambiarlo.
Bonolis, pur nelle sue esagerazioni e con un'ironia spesso sopra le righe, ci sa fare e ha l'atout della sua formidabile spalla Laurenti che, come scrive Grasso, non si capisce se c'è o ci fa ma funziona.
Buona la formula dei giovani abbinati alle star, che ci ha regalato una serata con set interessanti e godibili.
Allora è stato un trionfo? Non proprio. È andata meglio degli altri anni, ma è rimasto quel senso di noia e di monotonia per la ragione che cinque serate sono difficili sia da condurre che da digerire e soprattutto perché la maggior parte delle canzoni, che dovrebbero essere il fulcro del Festival, non hanno decollato e non si sono elevate sopra la media dei soliti moduli strasentiti e appartenenti perlopiù agli anni dal '50 al '70. Ci è rimasto invischiato perfino Youssou N'Dour che, insieme ai suoi ineffabili compagni, ha cantato senza saperlo una versione camuffata di “Che sarà” dei Ricchi e Poveri a cui era stato cambiato il testo.
E fin qui mi sono limitato a considerazioni personali che possono essere condivise o meno, tanto lasciano il tempo che trovano.
Ciò che invece dovrebbe preoccupare tutti coloro che hanno a cuore le sorti musicali del nostro paese è il finale della storia, non tanto per la vittoria di Marco Carta che, essendo giovane, è stato così incoraggiato e gli è stata fornita l'opportunità di una carriera importante, non tanto per l'arrivo in finale del ripescato Sal Da Vinci che ce l'ha comunque messa tutta, senza tuttavia riuscire a far dimenticare che la sua era una riuscitissima imitazione di Gigi D'Alessio. Quello che è veramente tragico è il premio dei giornalisti a Povia.
I giornalisti musicali, che avrebbero il dovere morale di svezzare i lettori, consigliarli, orientarli su scelte più mature, hanno assegnato il loro premio a Povia, fautore della nuova teoria rivoluzionaria che per guarire un omossessuale basta fargli capire che deve frequentare una persona del sesso opposto: davvero un genio, come Colombo con l'uovo.
Se i giornalisti in America danno l'Oscar a Sean Penn per “Milk” e qui premiano Povia per “Luca era gay”, forse c'è qualcosa che non gira per il verso giusto.
Conosco di persona alcuni critici musicali e ho grande ammirazione per la loro grande competenza e conoscenza della materia, unite alla passione che ci mettono quando scrivono e alla loro convinzione nel cercare di educare e far crescere musicalmente il pubblico, perciò non è sicuramente la categoria ad essere sotto processo, ma evidentemente parte di essa è tuttora ancorata a pregiudizi duri a morire, a convinzioni che escludono tutto ciò che sa di diverso o che si differenzia dai loro punti di vista. Perché è sicuramente stato premiato l'argomento e non la musica.
Prendiamo atto della cosa e, facendo buon viso a cattivo gioco, visto che Povia ha trovato la chiave per risolvere definitivamente il problema dei gay (ammesso che di problema si tratti), gli suggeriamo di affrontare per il prossimo Sanremo un altro argomento che affligge milioni di persone in tutto il mondo: la calvizie.
Siamo sicuri che il ragazzo è geniale e ha le carte in regola. Se si impegna arriva alla soluzione e ci sarebbe già anche un titolo adatto: “Luca era calvo”.
Povia potrebbe così inaugurare una saga che gli procurerebbe tra l'altro, anno per anno, la sicurezza di un lungo avvenire artistico, interessandosi all'inquinamento (“Luca era annerito”), alla povertà (“Luca era affamato”), alla maleducazione (“Luca era un po' stronzo”) e così via.
Vai Povia e facci sognare!

Rinaldo Prandoni

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