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Intervista a Ian Anderson “Arrivai a Londra indossando un cappotto pesante regalatomi da mio padre - ci dice in esclusiva per Rolling Stone.- Faceva davvero freddo quell’inverno. Ero un giovane tutto pelle e ossa che non beveva, non faceva uso di droghe e non aveva dovuto fare a cazzotti con nessun fino a quel momento”. Ian era a tutti gli effetti un “giovane vecchio” davvero poco appetibile per gli standard dell’epoca soprattutto nella tentacolare metropoli più swinging che mai. “ Questo non calcolato look creò curiosità.” esclama sicuro del fatto suo. “Non eravamo belli” ricorda ma il gruppo aveva la capacità di fare cose che al tempo stesso sconcertavano e incuriosivano le persone. Mi vengono in mente i nostri primi concerti, fu lì che decisi di salire sul palco con il cappotto che indossavo ogni giorno. Furono questi gesti a creare Jethro Tull, a dar loro la forza di uscire dall’anonimato”. Permettendo a Ian di crearsi un’identità. Un dvd di concerti tenutisi in germani fra il 1970 e il 1973 suggella il periodo di maggior crescita del gruppo. Il DVD raccoglie alcune nostre performance dal vivo fatte in Germania nel corso degli anni e questa è solo il primo DVD che uscirà nel corso dell’anno. C’è poi la versione deluxe del nostro debutto ‘This Was’. È stato non solo rimasterizzato ma rimixato utilizzando i master originali e include l’ originale mix mono e delle registrazioni dal vivo fatte alla BBC. Ci sarà poi un DVD documentario sulla storia dei Jethro Tull che uscirà a fine anno. I nostri fan potranno scegliere su cosa investire i loro soldi, se ne avranno, visti i tempi di recessione che stiamo vivendo, oltre a comprare un biglietto ed una maglietta per un nostro concerto nella località più vicina a casa loro… Come vedi siamo pronti a succhiar loro i pochi risparmi al portafoglio. Parliamo del nuovo album a cui state lavorando. Quando sarà pubblicato? Cosa dobbiamo aspettarci da un concerto dei Jethro Tull oggi? Abbiamo iniziato il tour ad aprile in Inghilterra. Per le prime date ci siamo concentrati sui brani dei primi tre album. Tra queste, ci sono canzoni che abbiamo continuato proporre in scaletta da tempo, così come ce ne sono alcune che non avevamo suonato mai dal vivo o solo raramente. Nei prossimi mesi andremo però a proporre canzoni anche da altri album. Siamo coscienti che suoneremo in estate e le persone si aspettano una certa varietà e cercheremo di trovare un equilbrio tra essere i Jethro Tull e andare incontro ai desideri del pubblico riuscendo a stupirli piuttosto che essere gli Status Quo ed offrire loro sempre la stessa musica. Cercheremo di arrivare ad un compromesso tra stupire e confondere il pubblico e accontentarlo in tutto e per tutto con un scaletta “sicura” già vista e ascoltata dieci o cento volte. Questo ci porta a cambiare set di data in data, a seconda di dove suoniamo, all’aperto o al chiuso, e in quale paese stiamo suonando, se abbiamo suonato in quel paese l’anno scorso o dieci anni fa. Ci saranno sorprese. Come stai vivendo questo momento? Sei in tour con la band come gli anni scorsi ma il 2008 segna i quaranta anni di attività della band? Hai avuto tempo per fare un bilancio? Quaranta anni sono tanti, ma questo è il mio lavoro. È ciò che faccio tutti i giorni. È difficile per me considerare questo anno diverso dal precedente o dal successivo. Non riesco a pensare al 2008 come ad un annivesario. Quando ero un teenager, volevo diventare un musicista e i miei “eroi” erano persone più vecchie di mio padre se non addirittura già morte… Erano jazzisti, folk singer e musicisti molto più grandi di me. Questo mi ha fatto capire che non avrei fatto parte di un gruppo alla moda o in sintonia con i gusti dei miei coetanei. Ho fin da subito aspirato a scrivere musica che potesse raggiungere il numero più vasto di persone senza limiti d’età, cultura e lingua. Questo è ciò che ho tentato di fare con i Jethro Tull. Ho seguito quel sogno, quell’ideale e sono stato ripagato a guardare il tipo di pubblico che viene a vedere i nostri concerti.
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